Micro influencer, persuasione e business

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I top influencer nel corso dei prossimi mesi sono destinati ad avere sempre meno potere. Questo, almeno, è ciò che ipotizzano gli esperti del settore come conseguenza della decisione presa da Facebook e Instagram di sperimentare l’eliminazione della visibilità dei Mi Piace ottenuti dai post. Sembra, dunque, che a trarne vantaggio saranno i micro influencer, che saranno ricercati sempre di più per le loro capacità persuasive. Uno studio effettuato da Mobile Marketer ha messo in evidenza che le aziende oggi tendono a distaccarsi dagli influencer con un numero di follower troppo elevato perché la grande quantità di post sponsorizzati fa sì che ormai essi risultino invisibili. I post in questione, insomma, rischiano di passare inosservati nell’indifferenza generale e vengono letti poco.

I benefici offerti dai micro influencer

Nel caso dei micro influencer, la situazione è del tutto diversa, dal momento che essi sono in grado di sviluppare una relazione più forte e più solida con i follower: ciò permette loro di ottenere un engagement migliore, specialmente sul lungo periodo. Una delle aziende italiane che hanno scelto di affidarsi ai micro influencer è Finlibera, che fino a questo momento ha ottenuto risultati positivi grazie a questo approccio. Si tratta della prima azienda del nostro Paese per espansione in ambito immobiliare, e una delle prime venti a livello continentale. L’approccio con i micro influencer è stato semplice e diretto: è stato mostrato loro il business aziendale e, a quel punto, loro stessi ne hanno parlato su Internet, e in modo particolare su Instagram. L’esito è stato impressionante, anche in virtù di un’originalità ben superiore alle aspettative. L’azienda, di conseguenza, ha visto aumentare la propria visibilità, ma ha tratto benefici significativi anche dal punto di vista del posizionamento sui motori di ricerca.

Come scegliere i micro influencer

Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, quali siano i micro influencer più efficaci a cui fare riferimento. Non va sottovalutato il fatto che spesso i dipendenti sono gli ambassador migliori: quando parlano online essi fanno parlare l’azienda per cui lavorano, anche se in maniera indiretta. Attenzione, però: è opportuno lavorare sulla loro formazione, perché in caso contrario il rischio è che, pur con le intenzioni migliori, i risultati auspicati non vengano raggiunti. Non solo: quando le comunicazioni online si svolgono in modo non organizzato si corre perfino il pericolo di incappare in danni di immagine più o meno consistenti. Per trasformare i dipendenti in micro influencer, dunque, è necessario studiare e redigere un piano editoriale personale con ognuno di loro. Come si può intuire si tratta di uno sforzo non indifferente, almeno all’inizio, che però si rivela un investimento prezioso. I risultati che si ottengono sul piano della visibilità, infatti, non vanno solo a beneficio dell’azienda, ma anche del lavoratore stesso. 

Che cosa è necessario sapere sui post sponsorizzati

La ricerca di Mobile Marketer a cui facevamo cenno in precedenza parrebbe dimostrare che i social network stanno attraversando un momento di difficoltà. L’engagement è il termometro di questa situazione di affanno: si tratta del rapporto tra il numero medio dei Mi Piace di un post e il numero di follower. Ebbene, per i post non sponsorizzati su Instagram il tasso di engagement è pari all’1.9 per cento, mentre in precedenza superava il 4 per cento. Le cose non vanno meglio per i post sponsorizzati, che sono scesi dal 4 a poco più del 2 per cento. 

L’esempio di R-Everse

Tra le realtà del nostro Paese che si sono rivolte ai micro influencer seguendo il trend del momento c’è anche R-Everse, che si occupa di ricerca e selezione del personale. In questo caso i micro influencer sono stati individuati negli stakeholder: non solo nei dipendenti, ma anche nei clienti e nei candidati. Gli addetti ai lavori si sono dimostrati i più idonei a manifestare un’opinione a proposito dei servizi messi a disposizione dall’azienda. I feedback ricevuti, quindi, risultano più attendibili, dal momento che provengono da chi ha effettivamente messo alla prova i vari servizi.

Gli scout

R-Everse si avvale del modello collaborativo per la selezione del personale, un po’ come fanno Wikipedia e Airbnb. Il contributo degli scout permette di usufruire delle virtù di una comunità esterna composta da manager tecnici che vivono e lavorano tra l’Austria, la Germania e l’Italia. Gli scout possono vantare una notevole esperienza tecnica, per mezzo della quale è possibile ottenere risultati concreti e misurabili. 

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