Ghosting sul lavoro: il costo delle candidature lasciate senza risposta dalle aziende
Un colloquio conoscitivo, un secondo incontro con il responsabile delle risorse umane, magari una prova tecnica e la promessa di ricevere un aggiornamento entro pochi giorni. Poi nessuna comunicazione. Le email di sollecito restano senza risposta e il candidato non sa se la selezione sia ancora aperta, se l’azienda abbia scelto un’altra persona oppure se la posizione sia stata cancellata.
Il ghosting nei processi di selezione del personale riguarda proprio questa interruzione unilaterale della comunicazione, quando un rapporto professionale è già stato avviato e una delle parti smette di rispondere senza fornire spiegazioni. Il fenomeno interessa anche le aziende che cercano nuovi dipendenti e può produrre conseguenze che vanno oltre il disagio del singolo candidato.
Secondo lo State of Job Hunting Report 2024 di Greenhouse, realizzato attraverso un’indagine su 2.500 lavoratori negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania, il 61% degli intervistati statunitensi ha dichiarato di aver subito ghosting dopo un colloquio di lavoro. Il dato, riferito alle esperienze riportate dai partecipanti, risultava superiore di nove punti percentuali rispetto alla rilevazione statunitense dell’aprile dello stesso anno.
Non è una misura direttamente trasferibile al mercato italiano, né dimostra che tutte le interruzioni siano intenzionali. Indica però quanto la mancanza di risposte sia diventata un elemento riconoscibile dell’esperienza di ricerca di un impiego.
Quando il silenzio di un recruiter diventa ghosting
La mancata risposta a una candidatura spontanea e l’interruzione dei contatti dopo un colloquio non sono situazioni equivalenti.
Nel primo caso, un’azienda può ricevere un curriculum senza aver avviato alcuna procedura di selezione o senza avere una posizione disponibile. Anche quando esiste un annuncio, l’elevato numero di candidature può rendere difficile fornire riscontri individuali. L’assenza di comunicazioni rimane poco soddisfacente, ma non implica necessariamente che sia stato interrotto un rapporto già consolidato.
La situazione cambia quando il candidato viene contattato, partecipa a uno o più colloqui, riceve richieste di documentazione oppure svolge una prova professionale. A quel punto esiste uno scambio riconoscibile, nel quale entrambe le parti hanno investito tempo e condiviso informazioni.
Il ghosting assume particolare rilevanza quando l’azienda interrompe le comunicazioni dopo aver creato un’aspettativa concreta di aggiornamento. La promessa di un riscontro entro una determinata data rende ancora più evidente la differenza tra un ritardo organizzativo e una selezione lasciata senza chiusura.
Non ogni risposta tardiva costituisce ghosting. Una procedura può subire rallentamenti per l’assenza di un responsabile, una revisione del budget, una modifica delle esigenze aziendali o la necessità di confrontare altri candidati.
Il problema nasce quando tali circostanze non vengono comunicate e il silenzio continua anche dopo richieste ragionevoli di aggiornamento.
La Society for Human Resource Management, in un approfondimento dedicato alle aziende che interrompono i contatti con i candidati, ha evidenziato come il fenomeno possa manifestarsi già nelle prime fasi della selezione, quando i recruiter gestiscono numerose conversazioni contemporaneamente.
Le cause possono quindi essere organizzative e non necessariamente riconducibili a comportamenti deliberatamente scorretti. Per il candidato, tuttavia, l’impossibilità di conoscere lo stato della procedura produce un’incertezza concreta.
Il costo personale di una selezione che non viene chiusa
Preparare un colloquio richiede tempo. Occorre conoscere l’attività dell’azienda, verificare le caratteristiche della posizione e organizzare gli incontri, spesso conciliandoli con un impiego già esistente.
Nelle selezioni più articolate possono essere richiesti test, esercitazioni pratiche e ulteriori confronti con dirigenti o futuri colleghi. Ogni passaggio comporta un investimento crescente, anche quando non vengono sostenute spese direttamente quantificabili.
Se la comunicazione si interrompe dopo queste attività, il candidato perde soprattutto la possibilità di gestire le proprie aspettative sulla base di informazioni affidabili.
Un rifiuto esplicito consente di considerare conclusa una possibilità professionale. Il silenzio lascia invece aperti interrogativi sulla valutazione ricevuta, sui tempi della decisione e sull’opportunità di sollecitare nuovamente il recruiter.
Le conseguenze non devono essere automaticamente interpretate come danni psicologici o attribuite a particolari caratteristiche personali. La ricerca sulla psicologia del lavoro permette però di comprendere perché il modo in cui viene comunicato l’esito di una selezione influisca sulla percezione dell’organizzazione.
Uno studio pubblicato nel maggio 2025 sul Journal of Management & Organization, firmato da Massimiliano Barattucci, Angela Russo, Jaroslaw Grobelny, Giuseppe Santisi e Tiziana Ramaci, ha esaminato il rapporto tra tempi di comunicazione, fase della selezione e percezione di equità.
La ricerca, articolata in due studi con rispettivamente 264 e 259 partecipanti, ha rilevato che una comunicazione tempestiva del rifiuto può migliorare la soddisfazione del candidato, la percezione di correttezza e la disponibilità a presentare una nuova candidatura.
Gli autori hanno inoltre osservato che le valutazioni di equità tendono a peggiorare con l’avanzamento del processo selettivo. La fase raggiunta modifica infatti il significato attribuito alla decisione e alle modalità con cui viene comunicata.
I risultati riguardano le reazioni a rifiuti comunicati in condizioni di ricerca controllate, non misurano direttamente tutti gli effetti del ghosting reale. Offrono comunque indicazioni importanti sul peso delle aspettative maturate durante una selezione.
La reputazione aziendale si costruisce anche con i candidati esclusi
Un’impresa può investire nella propria immagine come datore di lavoro attraverso comunicazione istituzionale, pagine dedicate alle carriere e contenuti sulle opportunità professionali. L’esperienza vissuta durante la selezione contribuisce però a verificare la coerenza tra quei messaggi e i comportamenti effettivi.
È il tema della candidate experience, l’insieme delle interazioni che una persona sperimenta durante il percorso di candidatura, dalla lettura dell’annuncio fino alla comunicazione dell’esito.
I colloqui, la chiarezza delle informazioni, il rispetto degli appuntamenti e la gestione delle risposte concorrono a formare il giudizio sull’organizzazione.
La relazione tra qualità della selezione e reputazione non è una semplice intuizione.
Già nel 2004 una metanalisi pubblicata su Personnel Psychology da John P. Hausknecht, David V. Day e Scott C. Thomas aveva esaminato 86 campioni indipendenti, per un totale di 48.750 partecipanti.
I risultati mostravano un’associazione tra percezioni positive delle procedure selettive e valutazioni favorevoli dell’organizzazione, comprese le intenzioni di accettare eventuali offerte di lavoro e raccomandare il datore di lavoro ad altre persone.
Lo studio non permette di attribuire automaticamente una perdita economica a ogni candidatura ignorata. Dimostra però che il giudizio sulla selezione è collegato all’attrattività dell’azienda come possibile datore di lavoro.
Il ghosting può incidere su questa relazione perché il candidato valuta anche ciò che accade dopo il colloquio.
Una comunicazione interrotta senza spiegazioni può essere interpretata come un segnale di disorganizzazione o di scarsa attenzione verso gli interlocutori. Si tratta di interpretazioni individuali, che non descrivono necessariamente le effettive condizioni interne dell’azienda, ma possono influenzare le successive decisioni professionali.
Le conseguenze assumono particolare importanza nei mercati del lavoro in cui i professionisti qualificati dispongono di diverse opportunità e le imprese competono per attrarre competenze specifiche.
Un candidato escluso oggi potrebbe possedere, in futuro, l’esperienza richiesta per una posizione più complessa. Una relazione chiusa correttamente permette all’organizzazione di mantenere aperta questa possibilità.
La rilevazione Greenhouse sulla candidate experience del 2024 ha registrato che il 79% dei partecipanti si dichiarava disposto a candidarsi nuovamente presso un’azienda dalla quale aveva ricevuto un feedback dopo un colloquio concluso senza assunzione.
Il dato esprime una disponibilità dichiarata, non il numero di persone che hanno effettivamente presentato una seconda candidatura. Resta significativo perché evidenzia il valore attribuito alla comunicazione anche quando l’esito è negativo.
Una risposta negativa può essere gestita meglio di un silenzio prolungato
La differenza tra una selezione conclusa correttamente e un caso di ghosting non dipende dalla quantità di spiegazioni fornite.
Una comunicazione di esclusione può essere breve e mantenere un tono professionale. Deve soprattutto chiarire che la valutazione è terminata oppure che la candidatura non proseguirà nella fase successiva.
La ricerca distingue inoltre la presenza di una risposta dalla qualità del messaggio.
Nel 2019, uno studio di Michela Cortini, Teresa Galanti e Massimiliano Barattucci, pubblicato su Behavioral Sciences, ha esaminato le reazioni di 138 partecipanti a differenti formulazioni di lettere di rifiuto.
La ricerca ha considerato il tempo trascorso prima della risposta, il tono della comunicazione e il grado di personalizzazione del messaggio.
I risultati suggeriscono che risposte tempestive e adeguatamente personalizzate possono influenzare la percezione di equità e la disponibilità a candidarsi nuovamente.
Una conferma più recente arriva da uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sull’International Journal of Selection and Assessment. Sanne T. S. Fijneman-Ghielen, Rein De Cooman e Désirée Schumacher hanno analizzato, attraverso una ricerca con 236 partecipanti nei Paesi Bassi e in Belgio, come differenti lettere di rifiuto incidano sull’attrattività percepita dell’organizzazione.
Nelle condizioni esaminate, una comunicazione di esclusione formulata in modo rispettoso e riconoscente poteva attenuare gli effetti negativi del rifiuto, soprattutto per le organizzazioni con una reputazione iniziale elevata.
Le conclusioni vanno interpretate nei limiti di uno studio basato su scenari sperimentali. Mostrano comunque che anche un messaggio negativo può essere gestito senza compromettere necessariamente la relazione professionale.
Non occorre costruire giustificazioni artificiose. Quando possibile, un feedback collegato ai requisiti della posizione, alle competenze valutate o alle caratteristiche dell’esperienza richiesta può risultare più utile di formule impersonali.
Le aziende devono naturalmente evitare spiegazioni discriminatorie, giudizi personali non pertinenti e divulgazioni di informazioni riservate riguardanti altri candidati.
Perché le aziende interrompono le comunicazioni
Attribuire il ghosting esclusivamente alla scarsa professionalità dei recruiter rischia di nascondere problemi organizzativi più complessi.
Nelle aziende strutturate la selezione coinvolge spesso più soggetti: personale HR, responsabili di funzione, direzione aziendale ed eventuali consulenti esterni. Non sempre chi mantiene i contatti con i candidati dispone dell’autonomia necessaria per comunicare una decisione.
Una procedura può rimanere sospesa perché il responsabile non ha completato le valutazioni o perché l’assunzione è subordinata a un’autorizzazione economica.
Il silenzio può dipendere anche da una responsabilità comunicativa non definita. Il recruiter attende una decisione del manager, mentre il manager presume che il recruiter abbia già informato i partecipanti.
La gestione di molte candidature contemporaneamente costituisce un’ulteriore difficoltà.
Greenhouse, nel rapporto sul mercato del lavoro del dicembre 2024, ha segnalato un incremento del carico operativo dei recruiter e una maggiore diffusione delle candidature inviate in grandi quantità, anche attraverso strumenti digitali.
Si tratta di evidenze riferite al campione e ai dati della piattaforma, che non consentono di descrivere indistintamente tutte le aziende.
Il sovraccarico può comunque contribuire a spiegare perché alcune organizzazioni non riescano a mantenere un flusso regolare di comunicazioni.
Una procedura sospesa non dovrebbe però diventare automaticamente una procedura priva di aggiornamenti. Anche quando non è possibile comunicare una data definitiva, l’azienda può informare il candidato che la selezione è ancora in corso oppure che la posizione è temporaneamente congelata.
Questo tipo di comunicazione distingue un ritardo gestito da un’interruzione senza spiegazioni.
Tempi di feedback: conta soprattutto rispettare gli impegni
Non esiste un termine universalmente valido entro il quale ogni recruiter debba fornire una risposta a un colloquio.
I tempi dipendono dal numero di candidati, dalla complessità del ruolo, dalle verifiche necessarie e dalle persone coinvolte nella decisione. Non sarebbe quindi corretto presentare un intervallo di giorni come un obbligo legale generale.
Le buone pratiche di selezione suggeriscono piuttosto di concordare aspettative realistiche.
Al termine di un colloquio, il recruiter può indicare la fase successiva, chi prenderà la decisione e quando è ragionevole attendersi un aggiornamento.
Se viene comunicato un termine di dieci giorni lavorativi, rispettarlo diventa parte dell’affidabilità del processo. Qualora non sia possibile, una breve comunicazione di rinvio permette di evitare che il candidato interpreti il ritardo come un’esclusione implicita.
Il rapporto Candidate Experience Report 2024 di Criteria offre un’indicazione interessante sulle aspettative dei candidati. Nella rilevazione, il 34% degli intervistati dichiarava di considerarsi vittima di ghosting dopo una settimana senza contatti, mentre il 41% indicava due settimane.
Queste percentuali descrivono percezioni individuali e non stabiliscono una soglia oggettiva oltre la quale un ritardo diventa ghosting.
Evidenziano tuttavia un possibile disallineamento: ciò che per un ufficio HR rappresenta un normale intervallo organizzativo può essere percepito dal candidato come un segnale di abbandono della procedura.
Per ridurre questa distanza, il Chartered Institute of Personnel and Development, organismo professionale britannico specializzato nella gestione delle risorse umane, raccomanda comunicazioni tempestive e feedback dopo i colloqui, riconoscendone il valore per l’esperienza dei candidati e la reputazione aziendale.
La comunicazione può essere modulata in funzione della fase raggiunta. Una candidatura non selezionata durante lo screening iniziale può ricevere una risposta standardizzata. Dopo diversi colloqui, una comunicazione individuale e maggiormente contestualizzata risulta generalmente più appropriata.
Il criterio operativo consiste nel mantenere proporzionato il livello di attenzione rispetto all’interazione effettivamente sviluppata.
Software di recruiting e risposte automatiche: cosa cambia davvero
L’utilizzo di piattaforme ATS, acronimo di Applicant Tracking System, permette di raccogliere candidature, organizzare le fasi di valutazione e gestire una parte delle comunicazioni.
Questi strumenti possono ridurre il rischio che una candidatura rimanga senza aggiornamenti per una semplice dimenticanza.
Un sistema configurato correttamente può inviare una conferma di ricezione del curriculum, notificare la chiusura di una posizione o comunicare che un candidato non accederà alla fase successiva.
L’automazione è particolarmente utile nelle selezioni con numerosi partecipanti, nelle quali una risposta manuale per ogni candidatura richiederebbe un impegno operativo considerevole.
La disponibilità di queste funzioni non garantisce però una buona candidate experience.
Un messaggio automatico che conferma la ricezione della domanda non equivale a un aggiornamento sull’esito. Allo stesso modo, comunicazioni ripetitive che promettono sviluppi senza indicare alcun cambiamento possono alimentare l’incertezza.
Occorre distinguere gli strumenti che supportano la gestione amministrativa dalle tecnologie utilizzate per valutare o classificare le persone.
L’impiego di intelligenza artificiale nei processi di selezione richiede particolare attenzione alla qualità dei dati, ai criteri adottati e alla supervisione umana. Nell’Unione europea, l’AI Act comprende fra i sistemi ad alto rischio determinate applicazioni di intelligenza artificiale destinate al reclutamento e alla selezione del personale, con obblighi la cui applicazione segue il calendario previsto dal regolamento.
Non tutti i software HR e non tutte le email automatiche rientrano in questa categoria. Una notifica programmata sulla base dello stato amministrativo di una candidatura è diversa da un sistema che valuta autonomamente l’idoneità professionale.
Sul piano operativo, la scelta più efficace consiste nell’automatizzare le comunicazioni ripetitive mantenendo responsabilità umane definite per le decisioni e per i casi che richiedono un confronto individuale.
Se il responsabile della selezione non registra correttamente gli esiti nel sistema, anche una piattaforma avanzata può lasciare i candidati senza risposta.
Il costo organizzativo delle candidature lasciate in sospeso
Il ghosting non determina necessariamente una perdita economica immediata e misurabile. I suoi effetti possono manifestarsi attraverso comportamenti successivi, più difficili da ricondurre a un singolo episodio.
Una persona che ha vissuto negativamente una selezione potrebbe decidere di non partecipare a future ricerche della stessa azienda. Potrebbe inoltre raccontare l’esperienza ad altri professionisti oppure pubblicare una recensione sulle piattaforme dedicate al lavoro.
Non è possibile presumere che ogni candidato reagisca in questo modo. La letteratura sul recruiting mostra però che le percezioni maturate durante la selezione sono associate alle intenzioni di raccomandare un datore di lavoro e di accettarne eventuali proposte.
Una metanalisi pubblicata nel 2005 sul Journal of Applied Psychology da Derek S. Chapman e altri ricercatori, basata su 71 studi, ha individuato collegamenti tra attrattività dell’organizzazione, comportamenti dei recruiter, percezione della procedura e decisioni relative alle opportunità lavorative.
La qualità dell’interazione rappresenta dunque una componente del processo di acquisizione del personale.
Le conseguenze possono essere rilevanti soprattutto quando un’azienda deve riaprire una ricerca per la stessa posizione o reclutare professionisti con competenze difficili da reperire.
Un candidato precedentemente escluso ma trattato correttamente potrebbe essere disponibile a valutare una nuova opportunità. Una comunicazione interrotta senza spiegazioni può invece rendere meno probabile un successivo contatto positivo.
Anche il lavoro interno dell’ufficio HR può risentire di procedure poco definite. Candidature formalmente aperte, valutazioni non registrate e responsabilità distribuite in modo ambiguo complicano la ricostruzione delle decisioni e la programmazione delle ricerche successive.
Per questa ragione, una corretta gestione delle chiusure dovrebbe essere considerata parte integrante del processo di selezione e non un’attività accessoria da svolgere soltanto quando rimane tempo.
Come organizzare una selezione senza lasciare i candidati nell’incertezza
Prevenire il ghosting richiede soprattutto che ciascuna fase del recruiting abbia un responsabile e un esito registrabile.
Prima di pubblicare un annuncio, l’azienda dovrebbe verificare che la posizione sia effettivamente autorizzata e che le persone coinvolte conoscano il percorso decisionale.
Durante i colloqui è utile stabilire chi debba fornire gli aggiornamenti e con quale frequenza. Nei processi più lunghi, un contatto periodico può essere previsto anche in assenza di novità sostanziali, purché non venga utilizzato per promettere decisioni che non sono state prese.
La chiusura della selezione dovrebbe comprendere la comunicazione agli altri candidati già incontrati, senza attendere necessariamente che ogni attività amministrativa relativa alla persona scelta sia stata completata, quando la decisione di esclusione è ormai definitiva.
Un ulteriore accorgimento riguarda le prove pratiche. Quando viene chiesto un elaborato impegnativo, un progetto o un’esercitazione tecnica, diventa opportuno chiarire anticipatamente quali competenze verranno valutate e come sarà comunicato l’esito.
Il livello di feedback può variare, ma l’azienda dovrebbe evitare di richiedere un investimento significativo senza prevedere una successiva comunicazione.
La gestione dei candidati non selezionati merita attenzione anche quando il colloquio è stato positivo. Una valutazione favorevole non garantisce l’assunzione: possono esserci professionisti più aderenti ai requisiti oppure cambiamenti nelle priorità organizzative.
Comunicare questa circostanza non richiede di formulare giudizi personali né di fornire classifiche dettagliate dei partecipanti.
È sufficiente distinguere chiaramente la conclusione del percorso dalla possibilità di future opportunità. Quest’ultima dovrebbe essere indicata soltanto quando l’organizzazione intende realmente mantenere un contatto, nel rispetto delle regole applicabili al trattamento dei dati personali.
Per verificare se il processo funziona, gli uffici HR possono monitorare il tempo medio tra l’ultimo colloquio e la comunicazione dell’esito, la percentuale di candidati intervistati che ricevono una risposta e il numero di procedure rimaste aperte senza aggiornamenti oltre le scadenze interne.
Sono indicatori che permettono di individuare rallentamenti e responsabilità organizzative senza affidarsi esclusivamente alle segnalazioni dei candidati.
Un sistema di recruiting può così distinguere le selezioni ancora attive, quelle sospese e quelle concluse. Per ciascuna candidatura già arrivata al colloquio, la registrazione della decisione dovrebbe essere accompagnata dalla verifica dell’avvenuta comunicazione.
È proprio in questa fase amministrativa, spesso meno visibile rispetto agli incontri e alle valutazioni professionali, che un’azienda può evitare che una selezione conclusa si trasformi in un nuovo episodio di ghosting.