Finanziamenti europei per l’innovazione interregionale: sei nuovi progetti verso gli accordi di sovvenzione
Sei proposte selezionate, 89 organizzazioni coinvolte e un programma di finanziamento da 9,8 milioni di euro. Il 30 ottobre 2026 la European Innovation Council and SMEs Executive Agency (EISMEA) ha annunciato l’avvio della preparazione degli accordi di sovvenzione per sei iniziative individuate nell’ambito dello strumento Interregional Innovation Investments (I3), dedicato alla collaborazione tra gli ecosistemi regionali dell’innovazione.
Le proposte hanno superato la valutazione della call I3-2026-CAP2B, chiusa il 19 marzo 2026, che aveva raccolto l’interesse di 130 candidati. Il passaggio alla fase contrattuale rappresenta un risultato significativo, anche se non equivale ancora all’assegnazione definitiva dei contributi europei. La conclusione della procedura e l’annuncio dei progetti finanziati sono attesi entro dicembre 2026.
L’iniziativa riguarda soprattutto le regioni europee che incontrano maggiori difficoltà nel trasformare ricerca, competenze tecnologiche e capacità produttive in investimenti industriali. Attraverso i finanziamenti europei per l’innovazione interregionale, Bruxelles punta a rafforzare la cooperazione tra imprese, università, amministrazioni pubbliche e organizzazioni specializzate nel trasferimento tecnologico.
Dalle biotecnologie alle batterie: gli ambiti delle sei proposte
I sei progetti ammessi alla preparazione degli accordi interessano ecosistemi produttivi differenti. La comunicazione di EISMEA cita espressamente la bioproduzione industriale, le batterie e la biodiversità, mostrando come lo strumento I3 possa intervenire su settori tecnologici, manifatturieri e ambientali.
La bioproduzione, o biomanufacturing, comprende processi industriali che utilizzano sistemi biologici per ottenere materiali, sostanze e altri prodotti. È un ambito nel quale la collaborazione tra ricerca scientifica e industria può favorire lo sviluppo di applicazioni produttive e il trasferimento delle conoscenze.
La filiera delle batterie presenta esigenze differenti, legate alla disponibilità di competenze specialistiche, alla capacità industriale e all’integrazione tra operatori che intervengono nelle diverse fasi della catena del valore. La cooperazione tra territori può facilitare l’incontro tra capacità tecnologiche e opportunità di investimento.
La biodiversità introduce invece una dimensione ambientale nella collaborazione interregionale. Le possibili applicazioni dell’innovazione comprendono attività di monitoraggio, gestione delle risorse naturali e sviluppo di strumenti tecnologici a supporto della sostenibilità.
EISMEA non ha ancora pubblicato, nella comunicazione del 30 ottobre, una descrizione individuale completa delle sei proposte. Non è quindi possibile attribuire a ciascun progetto specifici obiettivi operativi, importi o risultati attesi oltre alle informazioni effettivamente diffuse.
Il tratto comune delle iniziative è comunque definito: rafforzare la capacità degli ecosistemi regionali di partecipare a progetti di innovazione e investimento condivisi, creando collegamenti più stabili tra territori con competenze ed esigenze complementari.
L’Italia è il Paese con il maggior numero di partner coinvolti
La distribuzione geografica dei partecipanti costituisce uno degli elementi più interessanti della selezione.
Secondo i dati pubblicati da EISMEA, i sei consorzi riuniscono complessivamente 89 partner. L’Italia conta 18 organizzazioni partecipanti, il numero più elevato tra i Paesi rappresentati. Seguono la Spagna con 12, la Grecia con 10, la Francia con 8 e il Portogallo con 7.
La partecipazione comprende anche organizzazioni di Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Germania, Ungheria, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Sono inoltre presenti soggetti di Albania, Bosnia-Erzegovina, Tunisia e Turchia.
Il dato italiano indica una presenza consistente nei raggruppamenti che hanno raggiunto la fase di preparazione contrattuale. Non consente però, da solo, di stabilire quale sarà l’importo dei contributi destinati alle organizzazioni italiane, né quali territori beneficeranno maggiormente delle attività.
Un’altra informazione riguarda il livello di sviluppo delle regioni partecipanti. Quasi il 40% dei partner proviene da regioni meno sviluppate, mentre circa il 20% appartiene a regioni in transizione.
La classificazione territoriale assume particolare rilevanza perché la finalità dello strumento non consiste nel concentrare gli investimenti dove l’innovazione è già più avanzata. L’obiettivo è favorire collegamenti industriali e tecnologici capaci di coinvolgere anche territori con minore disponibilità di risorse e infrastrutture.
Come funziona lo strumento europeo I3 e quali interventi sostiene
Il programma Interregional Innovation Investments rientra nel Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e sostiene progetti di innovazione realizzati attraverso la collaborazione tra organizzazioni appartenenti a regioni differenti.
Il programma di lavoro europeo per il periodo 2025-2027 prevede una dotazione complessiva di oltre 176 milioni di euro. Le risorse sono destinate ad attività che favoriscono la valorizzazione delle innovazioni, lo sviluppo delle filiere produttive e una maggiore integrazione economica tra i territori europei.
I finanziamenti europei per l’innovazione interregionale sono organizzati attraverso tre linee d’intervento, con finalità differenti.
La prima, denominata Strand 1, sostiene investimenti congiunti tra regioni che condividono priorità tecnologiche o industriali. Le iniziative devono possedere un livello di maturità adeguato per avvicinarsi alla commercializzazione e all’applicazione sul mercato.
La linea Strand 2a concentra invece l’attenzione sulle regioni meno sviluppate e su quelle in transizione, favorendone l’inserimento nelle catene europee del valore attraverso investimenti condivisi.
La terza linea, Strand 2b, è quella interessata dalla selezione annunciata il 30 ottobre. Ha una funzione preparatoria: sviluppare le competenze organizzative, tecniche e istituzionali necessarie affinché i territori possano partecipare efficacemente a successive iniziative di investimento.
La distinzione è sostanziale. Un’amministrazione regionale o un’organizzazione industriale può possedere competenze e opportunità tecnologiche senza disporre ancora dell’esperienza necessaria per costruire un progetto internazionale, individuare partner affidabili o predisporre una strategia di investimento comune.
La linea Capacity Building interviene su queste difficoltà, sostenendo attività di coordinamento, formazione delle capacità progettuali, rafforzamento della cooperazione e definizione di nuove opportunità industriali.
Perché le regioni meno sviluppate hanno bisogno di strumenti dedicati
Le differenze tra gli ecosistemi europei dell’innovazione non dipendono esclusivamente dalla disponibilità di capitali. Contano anche la presenza di centri di ricerca, la capacità delle amministrazioni di sostenere le imprese, la disponibilità di personale qualificato e la qualità delle relazioni tra settore pubblico e industria.
Nelle regioni meno sviluppate questi elementi possono risultare insufficienti o scarsamente coordinati.
Una piccola impresa specializzata in una tecnologia industriale, ad esempio, può incontrare difficoltà nell’accedere a reti di ricerca internazionali o nell’individuare partner produttivi con cui sviluppare un’applicazione commerciale. Anche quando esistono competenze valide, la mancanza di collegamenti può limitarne le prospettive.
La Commissione europea individua proprio nella frammentazione degli ecosistemi, nelle debolezze amministrative e nella difficoltà di attrarre o trattenere competenze alcuni degli ostacoli alla diffusione dell’innovazione.
I finanziamenti europei per l’innovazione interregionale cercano di affrontare questi problemi attraverso una maggiore integrazione tra territori. Le organizzazioni delle regioni più avanzate possono mettere a disposizione esperienze e relazioni industriali, mentre quelle dei territori meno sviluppati contribuiscono con conoscenze, specializzazioni produttive e opportunità di investimento.
La collaborazione deve però tradursi in risultati operativi. La documentazione della call CAP2B prevede, tra gli esiti possibili, accordi di cooperazione, aggiornamenti delle strategie regionali, nuovi collegamenti con le associazioni industriali e strumenti per migliorare la capacità delle amministrazioni di sostenere l’innovazione.
Un ruolo particolare spetta alle strategie di specializzazione intelligente, conosciute come Smart Specialisation Strategies o S3. Sono strumenti attraverso i quali le regioni individuano i settori economici e tecnologici sui quali concentrare le proprie politiche di innovazione.
Il coordinamento tra strategie regionali permette di riconoscere complementarità produttive e di evitare che ogni territorio tenti di sviluppare autonomamente le medesime competenze.
Dalla selezione alla firma: cosa manca per ottenere i contributi
L’ammissione alla preparazione dell’accordo di sovvenzione costituisce una fase avanzata della procedura europea, ma rimane distinta dalla concessione definitiva del finanziamento.
Dopo la valutazione positiva delle proposte, le organizzazioni selezionate devono completare una serie di passaggi amministrativi e contrattuali.
La procedura comprende la predisposizione delle informazioni giuridiche e finanziarie dei beneficiari, la definizione delle attività progettuali, la verifica del bilancio e degli elementi necessari alla gestione del contributo.
Sono inoltre previste verifiche riguardanti i soggetti partecipanti e le condizioni richieste per beneficiare dei fondi europei.
Soltanto al termine della preparazione e con il perfezionamento delle firme previste l’accordo diventa definitivo.
Di conseguenza, i 9,8 milioni di euro rappresentano il budget della call CAP2B, non una somma che può già essere considerata definitivamente distribuita tra i sei progetti.
La comunicazione di EISMEA non specifica quanto riceverà ciascun consorzio. L’importo effettivo dei singoli contributi potrà essere determinato sulla base degli accordi conclusi.
La distinzione è rilevante anche sul piano dell’informazione economica. La selezione di un progetto dimostra che una proposta ha superato la valutazione prevista dal bando, ma non certifica ancora l’avvenuta erogazione delle risorse o l’inizio delle attività finanziate.
L’annuncio definitivo dei sei progetti è previsto entro dicembre 2026, subordinatamente alla conclusione positiva della preparazione contrattuale.
Le opportunità per imprese, università e organizzazioni territoriali
La partecipazione ai programmi interregionali può interessare soggetti con funzioni differenti.
Le piccole e medie imprese possono beneficiare di collaborazioni con centri tecnologici, partner industriali e organizzazioni specializzate nell’accesso ai mercati. Le università e gli organismi di ricerca possono trovare nuove possibilità di trasferimento delle conoscenze verso applicazioni produttive.
Le amministrazioni pubbliche e le agenzie di sviluppo regionale intervengono invece nella definizione delle priorità territoriali, nel coordinamento degli operatori e nella costruzione di condizioni favorevoli agli investimenti.
Un ruolo specifico è affidato ai cluster, organizzazioni che aggregano imprese, centri di ricerca e altri soggetti attivi in determinati settori economici. La loro capacità di individuare esigenze comuni e mettere in relazione competenze complementari può facilitare la costruzione di partenariati internazionali.
I finanziamenti europei per l’innovazione interregionale rappresentano quindi un’opportunità anche per le organizzazioni che non dispongono ancora di progetti industriali pronti per la commercializzazione, ma intendono sviluppare le competenze necessarie per partecipare a investimenti futuri.
L’efficacia degli interventi dipenderà dalla capacità di trasformare le relazioni create durante i progetti in collaborazioni durature, possibilmente capaci di proseguire anche oltre il sostegno pubblico.
Le prossime scadenze e il collegamento con gli investimenti industriali
La selezione delle sei proposte CAP2B arriva mentre sono ancora aperte altre opportunità dello strumento I3.
Le call 2026 relative alle linee Strand 1 e Strand 2a, pubblicate il 13 maggio, prevedono infatti la scadenza del 12 novembre 2026. Sono rivolte a partenariati che intendono realizzare investimenti interregionali per sviluppare innovazioni sufficientemente mature da avvicinarsi al mercato.
La linea Strand 1 dispone, per il bando 2026, di un budget indicativo di 28,2 milioni di euro. L’attenzione è rivolta soprattutto alla competitività delle filiere europee, alla valorizzazione delle competenze tecnologiche regionali e alla crescita delle imprese coinvolte.
Questa articolazione mostra il rapporto tra le diverse componenti dello strumento: da una parte la costruzione delle capacità necessarie per cooperare, dall’altra il sostegno agli investimenti che possono concretizzarsi quando le condizioni industriali e organizzative sono sufficientemente mature.
Il percorso viene seguito anche attraverso le attività della I3 Instrument Support Facility, che mette a disposizione strumenti di orientamento, occasioni di confronto e informazioni sui progetti sostenuti.
Durante l’Annual I3 Instrument Forum, tenutosi a Bruxelles il 1° ottobre 2026, EISMEA ha evidenziato l’estensione geografica ormai raggiunta dal programma. Le proposte presentate nel corso degli anni hanno coinvolto 229 delle 244 regioni europee classificate al livello territoriale NUTS 2, mentre i progetti finanziati interessano 185 regioni e tutti gli Stati membri.
Si tratta di un’indicazione della diffusione territoriale dello strumento, che non coincide automaticamente con una distribuzione uniforme degli investimenti o dei loro risultati economici.
Per i sei consorzi ammessi alla fase contrattuale, il prossimo passaggio sarà la definizione degli accordi con l’amministrazione europea. La pubblicazione dei progetti definitivamente approvati permetterà di conoscere con maggiore precisione gli interventi previsti, le organizzazioni responsabili e le risorse effettivamente assegnate.
Sarà soprattutto l’attuazione delle attività a chiarire se le nuove collaborazioni riusciranno a produrre accordi industriali, strategie regionali più efficaci e proposte di investimento capaci di accedere alle successive opportunità europee.